Condono Ischia, Legambiente risponde all’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

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 “L’ex presidente Conte ricorda male. Grazie al condono previsto nel Decreto Genova le pratiche di sanatoria inevase su Ischia vengono giudicate con i criteri più permissivi del condono Craxi del 1985, permettendo con i soldi pubblici la ricostruzione di edifici in aree a rischio sismico e idrogeologico”.

Nel 2018 Legambiente, insieme a diverse realtà sindacali, associazioni di categoria e della società civile, chiese all’Esecutivo e ai parlamentari un’assunzione di responsabilità eliminando la norma salva abusi, appello rimasto inascoltato.

Dal 2004 al 2020 solo il 33% degli immobili abusivi colpiti da ordinanze di demolizione è stato abbattuto in Italia. In Puglia solo il 4%, in Calabria l’11% e in Campania il 20%

“L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella trasmissione di Lucia Annunziata di ieri ha detto che il suo governo non ha varato nel 2018 alcun condono edilizio su Ischia per la ricostruzione post terremoto. È vero l’esatto contrario – dichiara il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani –. Il condono c’è ed è nell’ultima frase del primo comma dell’articolo 25 del Decreto Genova. Quella frase stabilisce che le pratiche di sanatoria inevase fino ad allora vengono giudicate in base al condono Craxi del 1985, rendendo possibile il condono di edifici costruiti in aree a rischio sismico e idrogeologico, sanatoria che invece era vietata coi condoni successivi di Berlusconi varati nel 1994 e nel 2003. Quattro anni fa Legambiente, insieme a diverse realtà e rappresentanti dei costruttori, dei lavoratori edili, dei comuni colpiti dal sisma, degli architetti e dei geologi, degli studenti e di varie associazioni della società civile, chiese all’esecutivo Conte 1 e ai parlamentari di maggioranza di M5S e Lega un’assunzione di responsabilità, perché questa sanatoria avrebbe messo in pericolo le persone che sarebbero tornate a vivere in case ricostruite con i soldi pubblici in aree pericolose. Il nostro appello è rimasto inascoltato e la legge di conversione del decreto fu approvata grazie al voto favorevole dei due partiti dell’allora maggioranza, a cui si aggiunse il sì di FDI e l’astensione di Forza Italia”.

Solo per fare un esempio esplicativo, spiega Legambiente, una casa di Casamicciola realizzata abusivamente nel 2000 in una zona a rischio non poteva essere sanata col condono Berlusconi del 2003. Grazie al decreto Genova del governo Conte 1 è diventata sanabile e ricostruibile coi soldi pubblici.

“Con quel condono inserito nel decreto Genova – aggiunge Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – è stata premiata l’illegalità perché si è data la possibilità di condonare edifici abusivi in aree a rischio nell’isola ischitana. Una decisione scellerata.  Invece di condonare, il nostro Paese deve finalmente dare seguito alle ordinanze di demolizione che non sono ancora state eseguite nel 67% dei casi. Gli abusi edilizi, grandi e piccoli, vanno combattuti con le ruspe, perché la priorità deve essere quella di garantire la legalità, la sicurezza dei cittadini e la messa in sicurezza del territorio”.

Secondo il dossier “Abbatti l’abuso di Legambiente sulle mancate demolizioni edilizie nei comuni italiani, emerge con chiarezza una Penisola spaccata in due. Eloquente il dato nazionale: sulla base delle risposte complete date dai 1.819 comuni (su 7.909) al questionario di Legambiente, nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, un dato “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord. Bene Veneto e Friuli-Venezia Giulia che, nella classifica per numero di ordinanze di demolizioni eseguite, superano entrambe il 60%, seguite da Valle d’Aosta (56,3%), Provincia autonoma di Bolzano (47%), Lombardia (44,2%). Poi ci sono Piemonte, Liguria e Toscana che dichiarano di aver demolito almeno il 40% degli immobili o degli interventi abusivi colpiti da ordinanza di abbattimento. Male, invece, il Sud Italia che, a parte la Basilicata con un 26% delle ordinanze di demolizioni eseguite, vede la Puglia piazzarsi in fondo alla classifica con un misero 4%, preceduta dalla Calabria (11,2%), dalla Campania (19,6%), dalla Sicilia (20,9%) e dal Lazio (22,6%). Da ricordare sugli abbattimenti su Ischia, l’operato del magistrato Aldo De Chiara molto impegnato per il ripristino della legalità sull’isola e oggetto di minacce.

All’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Legambiente ricorda le proposte che avanzò nel novembre 2018, insieme ad altre realtà (Associazione nazionale costruttori edili, Cgil, Cisl, Uil, Fillea-Cgil, Filca-Cisl, Feneal-Uil, Anci Marche, Consiglio Nazionale Architetti, Coord. Enea Flc-Cgil, Accademia Kronos, Libera, Rete della Conoscenza, Sigea-Società Italiana di Geologia Ambientale e Symbola), per chiedere l’abolizione della norma salva abusi. In quel novembre il decreto Genova era approdato al Senato.

  • Eliminare dall’articolo 25 del Decreto Genova la frase finale “per la definizione delle istanze di cui al presente articolo, trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui a Cap. IV e V della legge 28 febbraio 1985, n.47”. L’esigenza di accelerare la valutazione delle pratiche di condono presentate nel 1985, 1994, 2003 può essere soddisfatta dalla già prevista assunzione di personale nei tre Comuni coinvolti, per i quali deve essere garantita che abbiano la necessaria competenza e quindi siano architetti, ingegneri, geometri, geologi.
  • Sostituire all’articolo 39-ter del Decreto Genova la data di agosto 2016, per cui è possibile sanare gli abusi, con i termini fissati dall’ultimo condono del 2003.  L’esigenza di sanare alcuni interventi che vengono definiti “vecchi e limitati” per dare un’accelerata alla ricostruzione sarebbe ampiamente soddisfatta. Coloro che negli ultimi 13 anni hanno realizzato abusi edilizi non meritano certamente un premio.
  • Prevedere nella Legge di Bilancio risorse per i Comuni destinate all’assunzione temporanea di personale tecnico per smaltire le pratiche di condono ancora aperte.

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Fonte Legambiente

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