Debriefing: gli argomenti della sessione plenaria del 18-22 gennaio

Tempo di lettura: 8 minuti

In questo articolo sono raccolti i principali argomenti che hanno coinvolto il Parlamento Europeo in sessione plenaria. Un appuntamento utile a comprendere il dibattito in UE e le posizioni dei parlamentari greens sui temi di discussione

 PRESIDENZA PORTOGHESE

Durante il dibattito sulla Presidenza portoghese del Consiglio, i Verdi/ALE hanno esortato il Primo Ministro Costas a riesaminare, insieme alla Commissione, le attuali proposte sulla politica agricola comune e l’accordo commerciale UE-Mercosur al fine di allinearle al Green Deal europeo. Il gruppo Verde/Alleanza libera europea è in attesa di lavorare con la nuova presidenza del Consiglio su una legge europea sul clima forte e ambiziosa, sostenendo l’introduzione di vaccini in tutta l’UE e garantendo che i fondi di recupero contribuiscano a un’unione più verde, più sociale e resiliente.

STRATEGIA DI VACCINAZIONE

Durante il dibattito sulla strategia globale per la strategia COVID-19, gli Europeans Greens hanno invitato la Commissione europea a garantire siucurezza,trasparenza ed equità. Il gruppo sostiene un approccio europeo e uno sforzo coordinato tra i paesi dell’UE.

Il Mediatore europeo ha aperto una inchiesta sulle procedure di acquisto dei vaccini anti-Covid della Commissione Ue. A renderlo noto è stato il Corporate Europe Observatory, ong che aveva presentato a inizio gennaio due richieste di accesso agli atti dell’Esecutivo comunitario. Accesso che finora è stato negato per 5 vaccini su 6. 

L’unico di cui si sa qualcosa (ma non tutto) è il pre-contratto d’acquisto con #CureVac, centro di ricerca tedesco tra i primi a ricevere il sostegno della Commissione Ue per elaborare un vaccino, che però sembra ancora lontano dal vedere la luce. Per la sua sperimentazione, CureVac ha comunque ricevuto dei finanziamenti Ue, come successo per altre case farmaceutiche, e ha firmato un pre-contratto con Bruxelles. 

Questo contratto, attacca Corporate Europe, “mostra che la riservatezza è stata garantita, dando alle aziende farmaceutiche un diritto di veto” sulla divulgazione dei documenti. “Il contratto – prosegue l’ong – conferma anche i timori che i lucrosi accordi di acquisto anticipato (gli APA) negoziati nell’oscurità utilizzerebbero denaro pubblico per rimuovere il rischio finanziario e la responsabilità (giuridiche, ndr) delle aziende farmaceutiche che sviluppano vaccini contro il Covid-19”. Si tratta di accuse già lanciate nelle scorse settimane, ma che secondo Corporate Europe (e non solo) trovano adesso conferma indiretta nel contratto con CureVac. 

Tutto questo, continua la ong, sarebbe avvenuto “senza le corrispondenti condizioni di interesse pubblico relative a prezzi e disponibilità, e nonostante i 2,8 miliardi di euro di fondi pubblici già spesi dalla Commissione per lo sviluppo e gli accordi di acquisto anticipato di questi vaccini”. Il contratto “mostra anche che l’Ue ha fatto molto per ‘ridurre il rischio’ degli investimenti di CureVac, ma non è riuscita a garantirsi alcun diritto sui brevetti o sul know-how di CureVac”. Inoltre, “il contratto indica che i governi dell’Ue, in scenari specifici, potrebbero finire per pagare un’indennità per i possibili effetti collaterali del vaccino, ma parti chiave del testo relative a questa indennità sono state oscurate”. Infine, l’accordo con CureVac prevede una clausola: “le dosi acquistate dall’Ue non possono essere trasferite a Paesi a basso e medio reddito senza l’autorizzazione di CureVac”, dice Corporate Europe. Sarà un caso, ma è di queste ore la notizia che il vaccino di AstraZeneca sarà venduto al Sud Africa a un prezzo 2,5 volte superiore a quello con cui è stato venduto all’Unione europea. Ora, la domanda che ci si pone è se il contratto con CureVac sia stato un caso isolato o se le stesse clausole riguardano gli altri vaccini. Come ripeto da mesi, la vaccinazione è una cosa seria. Troppo seria per essere messa a rischio da procedure opache e da favoritismi a Big Pharma che rischiano di andare contro non solo gli interessi economici dell’Europa, ma anche e soprattutto contro la salute dei suoi cittadini. È giunta l’ora di fare chiarezza, la Commissione Ue e gli Stati membri non si tirino indietro.

RETI Ten-T e Tav Risoluzione 

Con una risoluzione approvata a grandissima maggioranza il Parlamento Europeo chiede alla Commissione Ue di svolgere un ruolo più attivo nel completare rapidamente la rete di trasporti transeuropea Ten-T. E’ stata approvata una risoluzione per la revisione degli orientamenti della rete Ten-T con 657 voti favorevoli, 8 contrari e 25 astensioni. In particolare si chiede interventi per accelerare i lavori della Ten-T, migliorare la qualità della rete stradale in tutta Europa, l’intermodalità dei trasporti, la ricerca e lo sviluppo di tecnologie per ridurre le emissioni anche del trasporto aereo. 

Ma noi sottolineiamo la nostra contrarietà al completamento del progetto per l’alta velocità, Torino-Lione(Tav). Crediamo che sia prioritario investire sui piccoli collegamenti transfrontalieri ancora mancanti e sul trasporto ferroviario locale e regionale e, di contro, smettere di finanziare quelle grandi opere come la Tav Torino-Lione, di cui non si ravvisa alcuna necessità e che, anzi, hanno un enorme e insostenibile impatto climatico e ambientale. Bisogna usare in maniera intelligente i finanziamenti del Recovery Plan.

Nuove regole che consentono all’UE di utilizzare contromisure nelle controversie commerciali quando l’arbitrato è bloccato.

In Parlamento Eu via libera alla modifica del #regolamento per difendere i valori e gli #interessieuropei dalle #pratiche #commerciali sleali di paesi terzi.
L’ #UE ha bisogno di questo nuovo strumento in grado di difenderci se partner extra-ue non rispettano le norme internazionali e si rifiutano di collaborare alla risoluzione delle controversie. Bene anche che il Parlamento con la Commissione per il commercio internazionale includa nella nuova regolamentazione i servizi e la tutela della proprietà intellettuale che è costantemente calpestata.
Restano da risolvere e lavorare per rendere i capitoli sulla sostenibilità effettivamente applicabili nei nostri accordi commerciali, o per le proposte della Commissione contro le sovvenzioni contrarie all’OMC. 
Ma diciamo la verità : solo quando #Trump ha bloccato l’organo di appello dell’#OMC ( Organizzazione Mondiale del Commercio)  l’Europa ha pensato di agire. Ma la nuova amministrazione #Biden sarà in grado di trovare una soluzione per il rilancio dell’organo di appello, nei procedimenti di risoluzione delle controversie nel quadro dell’OMC?
E poi quale sarà l’ accordo di investimenti(#CAI) con la #Cina che non rispetta le regole dell’OMC, né rispetta i diritti umani e l’ambiente?
Non notate una leggera contraddizione e non pensate che dovremmo rompere con questa distorsione sistematica tra fatti e parole?

Il diritto di disconnessione dal lavoro

Mentre ti godi un fine settimana in famiglia, il sabato mattina ricevi un’e-mail e anche se sai che è il tuo tempo libero, da dedicare alla famiglia e al riposo, ti senti in dovere di rispondere.” Il Parlamento vuole tutelare il tempo libero dei lavoratori da chiamate, messaggi o e-mail di lavoro. Gli eurodeputati chiedono alla Commissione di elaborare norme che regolino gli strumenti di lavoro digitali consentendo ai dipendenti di staccare la spina al di fuori dell’orario lavorativo. Se la necessità di un diritto di disconnessione senza subire ripercussioni era già presente, è stato ribadito dalla pandemia da COVID-19. “Ora è il momento giusto, per il diffondersi del telelavoro, dello smart working e del lavoro flessibile.” Nel 2020, più di un europeo su tre ha iniziato a lavorare da casa. Ciò significa che i confini tra vita professionale e privata si confondono. Chi lavora da casa spesso lavora più a lungo e con orari più irregolari. La reperibilità continua può inficiare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, e la salute fisica e mentale. Attualmente, nessuna legislazione dell’UE prevede esplicitamente che gli europei abbiano diritto alla disconnessione senza ripercussioni. Il PE intende porre fine alla cultura della disponibilità in ogni momento e riconoscere il diritto fondamentale alla disconnessione. Il Parlamento europeo vuole rendere il “diritto alla disconnessione” un’istituzione dell’UE. Secondo gli eurodeputati, i lavoratori non dovrebbero sentirsi in dovere di rispondere alle comunicazioni di lavoro fuori orario. Questa legge è ancora più necessaria ora che la pandemia ha causato un aumento del telelavoro.

ALLOGGI DECENTI E CONVENIENTI

L’aula ha approvato una risoluzione comune con la quale si è chiesto alla Commissione di votare una relazione sull’ini guidata dall’eurodeputata dei Verdi/ALE Kim van Sparrentak, che affronta la crisi abitativa. Il testo presentato riconosce l’edilizia abitativa come un diritto fondamentale e stabilisce la necessità di porre le persone, e non gli interessi del mercato, al centro di una ripresa socialmente giusta. Con l’approvazione di questa relazione, il Parlamento europeo invita gli Stati membri dell’UE e la Commissione a realizzare un’ambiziosa ondata di ristrutturazione che dia priorità alla riduzione delle emissioni affrontando nel contempo la povertà energetica, e invita inoltre la Commissione a elaborare proposte per affrontare la cosiddetta finanziarizzazione del mercato immobiliare, combattere i senzatetto e la discriminazione con l’obiettivo a livello comunitario di porre fine ai senzatetto entro il 2030 e di sviluppare una strategia integrata per l’edilizia abitativa che dia priorità agli investimenti in alloggi sociali, pubblici e a prezzi accessibili. Il testo chiede anche un approccio inclusivo agli alloggi, soprattutto per i più esposti alla crisi abitativa e colpiti dalla povertà e dalla precarietà.

STRATEGIA PER L’UGUAGLIANZA DI GENERE

Il Parlamento europeo ha adottato una relazione progressista in risposta alla strategia per l’uguaglianza di genere (2020-2025) proposta dalla Commissione europea. La relazione riconosce il legame tra la crisi climatica e la parità di genere e prende in considerazione i recenti contraccolpi contro il genere e i diritti delle donne e la femminilizzazione dei settori del lavoro precario. Con l’adozione di questa relazione, il Parlamento europeo chiede maggiori finanziamenti per l’eliminazione della violenza di genere. Il gruppo Verde/Alleanza libera europea accoglie con favore l’iniziativa di estendere i settori della criminalità a forme specifiche di violenza di genere ai sensi dell’articolo 83, paragrafo 1, del TFUE, ma ricorda che queste nuove misure legislative dovrebbero essere complementari alla ratifica della Convenzione di Istanbul.

SITUAZIONE UMANITARIA DEI RIFUGIATI E DEI MIGRANTI ALLE FRONTIERE ESTERNE DELL’UE

In seguito alle relazioni sulla terribile situazione in Grecia, Bosnia-Erzegovina, isole Canarie e altrove, il Parlamento europeo ha tenuto un dibattito sulle condizioni in cui si trovano i rifugiati e i migranti alle frontiere esterne dell’UE. Il gruppo Verde/Alleanza libera europea ha chiesto la fine della crisi umanitaria, l’accoglienza dei rifugiati e la creazione di una commissione d’inchiesta sul presunto ruolo dell’agenzia di frontiera dell’UE Frontex nei respingimenti illegali.

SITUAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO IN TURCHIA

Giovedì la plenaria ha discusso e votato una risoluzione d’urgenza sulla situazione dei diritti umani in Turchia, in particolare sul caso di Selahattin Demirtaş e di altri prigionieri di coscienza. La plenaria ha sollecitato l’immediato rilascio di tutti i prigionieri politici. Il gruppo Verde/Alleanza libera europea e i suoi partner verdi vogliono sensibilizzare sul caso di Cihan Erdal, membro dell’ala giovanile del partito della sinistra verde turca, detenuto il 25 settembre 2020 mentre visitava la sua famiglia in Turchia. Il 7 gennaio 2021 è stato incriminato insieme a Selahattin Demirtaş e a più di 100 imputati nell’ambito del cosiddetto “caso Kobane”. Nel caso di Cihan, le prove fornite consistono in due “retweet” della dichiarazione ufficiale dell’HDP dell’ottobre 2014. L’accusa chiede 38 capi d’accusa di ergastolo senza condizionale.

RIFORMARE L’ELENCO DELL’UE SUI PARADISI FISCALI

Il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che chiede un processo decisionale più trasparente e indipendente nell’elenco delle giurisdizioni nell’elenco dei paradisi fiscali dell’UE. Il testo chiede criteri più severi che dovrebbero essere applicati anche ai paesi dell’UE.

La risoluzione è un passo importante nella lotta contro l’elusione e l’evasione fiscale da parte di grandi società e individui facoltosi. Abbiamo un’ampia maggioranza in seno al Parlamento europeo che non vuole più stare a guardare la concorrenza fiscale senza fondo tra gli Stati. I paradisi fiscali causano grandi ingiustizie, sia all’interno che all’esterno dell’Unione europea. I governi di tutto il mondo perdono ogni anno entrate fiscali dirette per 360 mld/€ a causa dei paradisi fiscali. L’elenco UE se rivisto ha il potenziale per apportare cambiamenti reali. Tuttavia, i paesi dell’attuale elenco comunitario rappresentano solo il 2 % dell’elusione dell’imposta sulle società. Il nostro obiettivo è quello di ottenere tutti i paradisi fiscali nella lista. Il fatto che vi sia una maggioranza così ampia per riforme di vasta portata in seno al Parlamento europeo è un segnale forte per una maggiore giustizia fiscale.

L’elenco è adatto come strumento solo se i governi dell’UE mettono fine a due pesi e due misure e a criteri lassisti. I paesi con un’aliquota fiscale pari allo 0%, come le Bermuda e le Isole Cayman, devono essere automaticamente messi nell’elenco dei paradisi fiscali dell’UE. I governi dell’Unione europea devono anche migliorare i partner commerciali come il Regno Unito e gli Stati Uniti e metterli nell’elenco se non soddisfano i criteri. Chiediamo ai governi dell’Unione europea e alla Commissione europea di applicare gli stessi criteri a tutti i paesi all’interno o all’esterno dell’Unione europea al fine di mantenere la credibilità e reprimere i paradisi fiscali nell’UE.

I cittadini dell’UE non dovranno in ultima analisi pagare per le perdite fiscali causate dai paradisi fiscali e dai loro ricchi beneficiari. Ecco perché il processo di quotazione deve essere formalizzato, con un adeguato coinvolgimento del Parlamento europeo.

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Fonte

Rosa D’Amato – Portavoce M5s nel Parlamento EU

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