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La Cappa Grigia

Tempo di lettura: 5 minuti

“Libertà è Partecipazione” cantava il grande Giorgio Gaber.

Partecipare: prendere parte a un fatto o a un’attività collettiva, intervenire. Quindi si tratta di un atto concreto, di una azione, piccola o grande che sia.

Ma nella realtà cosa stiamo facendo per noi stessi? Siamo in grado di Partecipare? Abbiamo voglia di farlo?

E’ vero anche che i social media ci stanno cambiando. E’ un processo rapido che sta trasformando il nostro modo di comunicare, di lavorare, di cercare informazioni, trascorrere il tempo libero e partecipare alla vita politica e democratica. Proprio la velocità con cui assistiamo alla nascita di nuovi servizi e piattaforme che reinventano di continuo modalità di interazione e di partecipazione, ci impedisce, talvolta, di cogliere pienamente la portata rivoluzionaria dei cambiamenti in corso. HuffPost

Ma Partecipare non può essere un semplice gesto meccanico. Non può ridursi ad un Like.

Già il condividere o il commentare è un accenno di interesse. Ma non credo basti.

Partecipare, secondo me, significa non solo condividere le opinioni degli altri, ma esprimere le proprie perché credo che ognuno di noi abbia il potenziale per farlo.

Quella che oggi si chiama Democrazia Partecipata.

Spesso le idee più semplici si possono rivelare quasi geniali.

E’ chiaro che la possibilità di esprimersi in qualsiasi contesto (digitale o fisico) deve prevedere che almeno qualcuno ti legga o ti ascolti.

E mentre questo è relativamente difficile in un ambito nazionale o nei “grandi” partiti, dovrebbe essere più semplice in ambito locale, in piccole comunità, nei piccoli Comuni, all’interno di Liste Civiche.

Comunicare con un’Amministrazione Comunale è ovviamente possibile se questa mette a disposizione gli strumenti idonei: un sito o una applicazione per le segnalazioni, le comunicazioni, la ricerca di documenti. Senza questo presupposto si rischia di restare ancorati al rapporto “uno a uno”.

Incontro il Sindaco o l’Assessore o il Consigliere Comunale per strada e gli espongo, da singolo, il problema del marciapiede, del lampione, del tombino. Spesso la percezione di questo tipo di comunicazione appare come una richiesta di favore e non una esigenza della collettività. E ciò non è corretto.

Un altro modo di Partecipazione è quello di creare un gruppo politico alternativo a quello in carica, un Comitato, una associazione che solleciti gli interventi o fornisca spunti per dei miglioramenti.

Spesso, nei programmi politici elettorali, si leggono frasi altisonanti come “apriremo le porte ai cittadini”, oppure “ci saranno sportelli per….” fino a “ascolteremo la voce di tutti”.

Di fatto questa promessa viene mantenuta solo in rari casi.

Il più delle volte le idee e le proposte dei gruppi esterni o dei singoli posti al di fuori della ristretta cerchia del gruppo politico in carica o vengono ignorate o vengono “rubate” senza dare riconoscimento a chi le ha proposte.

Vero è che, spesso e volentieri, lo spirito con il quale si presentano idee si fonda sul concetto “non è importante chi lo fa, l’importante è che si faccia”, ma manifestare un minimo di riconoscimento può incentivare anche altri cittadini alla Partecipazione. A meno che l’intento non sia proprio il contrario.

Non c’è bisogno di medaglie, statue, targhe o promesse di cariche pseudopolitiche. Ammettere di aver accettato le proposte di altri significa lanciare un messaggio di condivisione, di senso comunitario. L’esimersi dal fare questo, in buona o malafede, significa lanciare l’idea che del tuo parere di cittadino non importa nulla a nessuno. L’antitesi di quanto promesso in campagna elettorale.

Un altro aspetto che blocca una reale Partecipazione, in particolar modo nelle piccole comunità, è quella che io definisco la cappa grigia.

Uno dei primi aspetti della cappa grigia è il conflitto tra “nativi” e nuovi residenti.

C’è sempre questa sorta di diffidenza, di conflitto strisciante, una riproposizione di Gangs of New York  in piccolo. Il concetto che uno, seppur nuovo residente, paga comunque le tasse comunali e quindi ha diritto ad esprimersi sulle anomalie, ad esempio, della raccolta dei rifiuti o della gestione degli uffici comunali, è per alcuni difficile da comprendere.

E questo anche a distanza di anni. Per alcuni non importa se vivi in quella località da 2, 5, 20 o più anni: sempre “forestiero” rimani. E se poi non hai dimestichezza col dialetto locale allora devi, a loro parere, proprio stare zitto.

Ma l’aspetto più inquietante che si può ritrovare in questi piccoli ambiti e nel meccanismo della cappa grigia sono quei personaggi che, in virtù dei loro ruoli professionali o di particolari competenze pubbliche che li portano a conoscenza di vicende anche personali dei cittadini, si auto attribuiscono un ruolo a dir poco “pontificio” sull’intera comunità.

Questi personaggi, più frequentemente opinionisti che promotori di idee e progetti, hanno forse in passato dato un loro contributo agli indirizzi politici ed amministrativi del luogo.

Probabilmente hanno anche detto e fatto (raramente) qualcosa di utile per la comunità. E a volte qualcosina che ha avuto una rilevanza mediatica più allargata geograficamente, gesti che però non hanno di certo inciso sul benessere della comunità, ma hanno solo rafforzato l’ego dei soggetti.

Può capitare dunque che questi soggetti, accorpando i 3 fattori della cappa grigia – sono nativo, conosco tutti e i segreti di tutti, sono quello che è apparso sui giornali nazionali – nel corso del tempo si sentano gli unici a poter determinare gli indirizzi politici, amministrativi e di Partecipazione all’interno delle piccole realtà.

Costoro non ascoltano le nuove istanze, le criticano a priori. Ma non sulla sostanza delle istanze in sé. No! Decantando i su citati 3 fattori. Non entrano nel merito. Marchiano, giudicano, denigrano e spesso offendono, ma senza dare risposte costruttive, fornire alternative, confrontarsi.

E la cosa peggiore è che l’atteggiamento denigratorio viene applicato non tanto in ambito pubblico – dove il personaggio potrebbe essere ampiamente contraddetto o smentito -, ma in sede privata, a tu per tu con i singoli, che siano adepti, seguaci o meno.

Questo vigliacco modo di agire che invita le persone a non aderire ad ogni iniziativa di cittadini, gruppi politici alternativi, comitati o associazioni; che invita a denigrare a “non fidarsi”; che cataloga come buffone (come minimo) chi propone un sondaggio, una istanza o pubblica un post esortativo, si basa essenzialmente su un ricatto psicologico e morale: “siccome io di te so questo, stai attendo che se appoggi quella cosa fatta o proposta da quello lì, io ti scredito di fronte a tutto il paese”.

E purtroppo la cosa funziona perché le persone sono più legate al rapporto interpersonale che al bene della collettività ed evitano così di prendere posizione, di “metterci la faccia”.

E tutto questo va, ovviamente, a discapito della Partecipazione, del bene e della crescita collettiva e crea una sorta di vuoto dove potrebbe capitare che alle elezioni comunali si presenti, e a fatica, una sola lista che poi si aggiudichi il diritto di amministrare senza un minimo di opposizione o contraddittorio.

Quindi si crea un circolo vizioso dove in cittadini non partecipano a seguito delle componenti della cappa grigia. Chi decide di dare il proprio contributo viene ignorato, o peggio ingiuriato. Costoro si demoralizzano e lasciano perdere. E quindi, non essendoci più nessuno che funga da stimolo, si torna alla prassi della richiesta in qualità di singolo o della esclusiva ed inutile lamentela.

Certo, sono casi estremi, non certo presenti in tutte le comunità o in tutti i piccoli Comuni. Ci mancherebbe. E laddove dovesse essere presente una situazione del genere, sarebbe doveroso da parte di una qualsiasi Amministrazione interrompere questi circoli viziosi.

Sarebbe molto triste se le cose funzionassero così in ogni dove.

Ma se, per caso, vi dovreste trovare in una situazione del genere, in una piccola comunità dove accadono dinamiche di questo tipo, la mia esortazione è di spazzare la cappa grigia esponendovi in prima persona, perché potreste scoprire di non essere gli unici che hanno avuto quella idea, di non essere i soli ad avere quella proposta, di non essere abbandonati di fronte ad un vostro disagio. Potreste stupirvi.

C’è sempre il sole oltre la cappa!

Anche se, ne sono certo, nel vostro Comune le cose non funzionano come io ho descritto e che tutto va bene!

 

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