PER M5S NESSUN PASSO INDIETRO SULL’ERGASTOLO A VITA VOLUTO DA FALCONE. Graviano, l’uomo condannato per le stragi di Roma, Milan…

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PER M5S NESSUN PASSO INDIETRO SULL’ERGASTOLO A VITA VOLUTO DA FALCONE.

Graviano, l’uomo condannato per le stragi di Roma, Milano e Firenze del 1993, ha preso carta e penna per rivolgersi direttamente al Ministro della Giustizia Marta Cartabia.
Lo ha fatto praticamente subito dopo la formazione del del governo Draghi.
(e pare lo abbia fatto nel 2013 con la Lorenzin all’epoca Ministro della Salute e fedelissima di Berlusconi).
Cosa nostra non perde mai tempo. Impossibile conoscere il contenuto della missiva ma possiamo provare ad immaginarlo.
Ha scritto alla vigilia della sentenza della Consulta, che nell’aprile scorso ha decretato l’incostituzionalità della legge sull’ergastolo ostativo.
Se il Parlamento non approva una nuova norma entro il maggio dell’anno prossimo, anche i boss irriducibili potranno sperare di ottenere la libertà vigilata dopo 26 anni di pena: non servirà aver mai collaborato con la giustizia, ma basterà dare prova di non essere più pericolosi.
In che modo? “Si potrebbero prevedere specifiche condizioni e procedure per l’accesso alla liberazione condizionale” dei mafiosi, “più rigorose di quelle applicabili ad altri detenuti”, ha detto di recente la stessa Cartabia in commissione Antimafia.

Il meccanismo del “fine pena mai” per i mafiosi inventato da Giovanni Falcone è l’incubo di tutti i boss. Pure di Graviano, che da tempo porta avanti la sua strategia per uscire dal carcere senza rivelare i segreti di cui è custode. Ferratissimo sulle sentenze della Cedu sul 41bis e sull’ergastolo, ha spesso sostenuto di essere stato condannato solo sulla base di false accuse dei collaboratori di giustizia.

Nel 2019 la Consulta aveva dichiarato illegittimo il divieto di concedere benefici agli ergastolani condannati per mafia che non si fossero pentiti. Quella decisione è stata definita “di particolare rilievo” nella relazione della corte Costituzionale dell’aprile 2020. A scriverla era proprio Marta Cartabia, all’epoca presidente della Consulta.
(da un art. di G. Pipitone)

Non possiamo permetterci che l’impianto normativo fortemente voluto da Falcone e Borsellino per contrastare l’azione delle mafie venga gravemente indebolito.
Come M5S abbiamo depositato una proposta a prima firma Ferraresi che deve essere subito discussa. Il Parlamento non può perdere altro tempo.

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Fonte Dario Violi on Facebook

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