Per un futuro di pace, giustizia e dignità per tutti

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di Davide Tripiedi – Oggi è la Giornata Mondiale della Solidarietà con il Popolo Palestinese. Nel 1977 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato Giornata internazionale della solidarietà con il popolo palestinese il 29 novembre. La data è stata scelta perché il 29 novembre del 1947 fu approvata dalla stessa Assemblea Generale la Risoluzione 181 che prevedeva il Piano di partizione della Palestina elaborato dal Comitato Speciale dell’ONU sulla Palestina e che definiva l’istituzione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo in Palestina con Gerusalemme come “corpus separatum” controllato da un regime internazionale speciale.

Quello che però è accaduto è che solo lo Stato di Israele ha visto la sua nascita. Quello della Palestina ancora oggi non è riconosciuto come Stato dalla comunità internazionale nonostante nel territorio palestinese, occupato da Israele dal 1967, siano più di otto milioni i palestinesi che vivono a Gerusalemme Est, in Israele, nei vicini Stati arabi e nei campi profughi della regione.

Proprio oggi si ricorda il fatto che 54 anni fa iniziò la guerra arabo-israeliana che ha portato Israele ad occupare la Cisgiordania, Gerusalemme Est, Gaza, il Golan siriano e alla fuga di centinaia di migliaia di palestinesi e siriani dai territori dove vivevano.

Ho avuto l’onore, e insieme anche il dispiacere profondo per quello che ho vissuto, di visitare i luoghi dove vivono parte di questi sfollati nelle mie diverse missioni umanitarie in Libano a cui ho partecipato nei mesi scorsi. Ho visto con i miei occhi in che condizioni disumane sono costretti a vivere i palestinesi di seconda e terza generazione i cui padri e nonni hanno dovuto abbandonare la Palestina partendo dalla Nakba del 1947. Condizioni assurde causate dalla cieca follia di chi vuole una terra tutta per sé e se ne infischia, anche grazie alla comunità internazionale che volta sempre la testa dall’altra parte quando c’è da intervenire in maniera risoluta, della sofferenza di chi rimane senza terra, senza diritti e troppo spesso senza vita.

Tra le tante morti causate dall’esercito israeliano, c’è anche la lunghissima lista di giornalisti uccisi per mano delle forze israeliane. Shireen Abu Akleh, giornalista palestinese di Al Jazeera morta per colpi di arma da fuoco sparati da militari israeliani a Jenin, una delle tante città occupate della Cisgiordania, è solo l’ultima di una lunga serie di omicidi compiuti senza alcun senso logico, se non quello di una violenza che pare essere un fattore naturale per i militari dello Stato israeliano, e che cerca ancora giustizia che mai avrà.

Stessa violenza efferata la subiscono i bambini. Dal 2000 al 2021, secondo i dati raccolti dal Defense for Children International-Palestine, organizzazione palestinese per i diritti dei bambini, sono stati 2.206 i minori palestinesi uccisi a causa della presenza di coloni e militari israeliani nei territori palestinesi occupati. Le prove raccolte dalla loro organizzazione evidenziano che le forze israeliane usino regolarmente la forza letale anche contro i minori in un modo che può equivalere a uccisioni extragiudiziali o intenzionali. Questa cosa è vietata dal diritto internazionale che sancisce che tale tipo di forza può essere giustificata solo in circostanze in cui c’è una minaccia diretta alla vita o una minaccia di lesioni gravi.

Con la giornata di oggi abbiamo la necessità di ricordare, tutti assieme, che la questione palestinese è ancora irrisolta e che il popolo della Palestina deve godere dei diritti inalienabili sanciti dall’Assemblea Generale: quello dell’autodeterminazione senza interferenze esterne, dell’indipendenza e sovranità nazionale e di fare ritorno alle proprie case e proprietà che i palestinesi hanno dovuto abbandonare. Ma anche quello di godere di una vita serena e vissuta in pace così come dovrebbe essere per ogni essere umano di questa Terra.

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Fonte Il Blog di Beppe Grillo

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