Stati Generali: la nostra posizione

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Ci sembra doveroso esporre pubblicamente il nostro punto di vista in occasione degli Stati Generali e del costruttivo dibattito che si sta creando tra i vari gruppi. Perché è fuori di dubbio che la grande forza del Movimento 5 Stelle è proprio il confronto tra tutti gli attivisti, la loro capacità di critica ma anche di analisi e sviluppo tutta esclusivamente volta ad un miglioramento ed alla crescita del Movimento stesso.

E il dibattito può anche essere ruvido viste le molteplici aspettative non solo degli attivisti ma dei cittadini tutti che auspicano un reale cambiamento di rotta della politica italiana. Ma un confronto ruvido non significa litigare o pensare a scissioni! Siamo più come i giocatori di rugby: in campo botte da orbi, ma finita la partita tutti insieme a berci una birra!

Questo è il nostro spirito, piaccia o non piaccia ai partiti cancrena.

Premesso ciò partiamo con una prima amara considerazione: infastidisce parecchio che il Movimento in provincia di Lecco non si sia saputo organizzare un evento comune anche per questa occasione. Ci auspichiamo che, al termine degli Stati Generali, si possano serrare i ranghi ed evitare competizioni interne o personalismi di sorta. Anche con l’intervento diretto dei futuri “dirigenti” del Movimento. Una tiratina di orecchie non farebbe di certo male……

Rispetto alle principali tematiche da affrontare affermiamo:

  • No alla deroga dei 2 mandati

La regola dei 2 mandati è una di quelle per la quale molte persone hanno deciso di appoggiare il Movimento. L’idea di non creare dei professionisti della politica e di concedere a tutti gli attivisti la possibilità di portare energie fresche in Parlamento è una dinamica eccezionale. Che dovrebbe essere imposta anche a tutti gli altri partiti!

Appoggiarsi sull’idea che coloro che sono stati eletti ormai abbiano acquisito una esperienza tale da essere praticamente insostituibili, va proprio in direzione contraria al principio originale.

Il fondamento principale del Movimento si basa sul concetto che è il programma e non le persone a fare la differenza. Di conseguenza se si crea una linea politica il percorso da seguire diventa chiaro e perseguibile da tutti coloro che si siano impegnati a raggiungere un livello di preparazione e formazione adeguata.

Coloro che terminano il mandato potranno ricollocarsi all’interno del Movimento in vari modi, ma soprattutto con la funzione di formare i nuovi attivisti e futuri potenziali portavoce.

Riteniamo anche che un ritorno sul territorio, magari concedendo la possibilità di candidature locali, potrebbe essere un forte stimolo e un grande rilancio per il Movimento. Un Di Maio sindaco di Napoli o un Toninelli sindaco di Cremona non sarebbero certo esperienze negative.

  • Sì al Capo Politico. No al direttorio

Non c’è molto da dire al riguardo: a suo tempo ci eravamo espressi per eleggere Luigi Di Maio capo politico del Movimento. In sintesi significava accettarne l’idea della struttura.

Ora non si capisce perché si debba cambiare la struttura. Inoltre, oltre ad una velocizzazione decisionale, un capo politico è maggiormente responsabilizzato rispetto ad un direttorio che potrebbe anche prevedere delle divergenze tra singoli. La linea deve essere veloce, unica e chiara. Così come anche la responsabilità delle scelte. Il tutto sotto il rigido controllo degli attivisti tramite la piattaforma Rousseau.

  • No ad Alleanze strutturali

E’ un concetto che nemmeno dovrebbe essere preso in considerazione.

Il Movimento è nato come gruppo fuori dalla mischia e non schierato verso nessuna obsoleta posizione ideologica. E tale deve restare. Considerato anche che siamo il raggruppamento di tanti delusi dei vecchi schieramenti, sarebbe autolesionista creare dei poli con una o l’altra forza politica.

Se si considera, inoltre, che dobbiamo spingere verso una riforma della legge elettorale in senso proporzionale, il porsi in alleanza a priori risulta inutile. Ci si allea con chi condivide i nostri programmi senza necessariamente contrattarli come al mercato delle vacche! Non può essere un “tu mi approvi questo ed io ti approvo l’altro”. Non si possono barattare i “Decreti Sicurezza” leghisti con il reddito di cittadinanza o i “Decreti Sicurezza” del PD con il taglio dei Parlamentari! E tutto questo per l’ansia di dover essere al Governo.

E tutto ciò al netto di ogni considerazione moralista sui personaggi presenti in molti altri partiti.

In più non si possono vincolare i gruppi locali ad alleanze preconfezionate. Nei piccoli territori possono presentarsi liste civiche con posizioni molto simili alle nostre ed il nostro compito dovrebbe essere quello di inglobarle e avvicinarle ai nostri obiettivi.

Per quanto riguarda il sistema elettorale proporzionale ci preoccupa la considerazione di voler essere l’ago della bilancia. Ci ricorda tristemente una mentalità craxiana.

  • Organizzazione Interna

Occorre una revisione di alcuni meccanismi.

Siamo da tempo critici sulla registrazione incontrollata e quindi della possibilità di candidatura attraverso la piattaforma Rousseau così come attualmente concepita.

Riteniamo ancora valido il sistema dei MeetUp.

La criticità maggiore consiste nella possibilità per ogni iscritto di creare “cordate” o comunque di potersi candidare e magari essere eletto indipendentemente da un suo reale attivismo sul territorio o una reale appartenenza ad un gruppo locale del Movimento.

Non si richiede una certificazione sulle posizioni del singolo, ma almeno una garanzia che non sia un attivista “da tastiera o da bar”. E’ quindi necessario un sistema di “valutazione” attraverso i Facilitatori o Portavoce di un gruppo e dei suoi componenti. Non un tesseramento, ma un attestato di partecipazione attiva. Cosa che con il MeetUp poteva un minimo essere controllata.

Altro aspetto è quello della creazione di sedi. In territori provinciali come il nostro sarà necessario creare un criterio: in base al numero degli attivisti? In base alla presenza di un Portavoce? In base alla mole di attività? Appare ovvio che un luogo fisso e determinato consentirebbe una maggiore possibilità di azione, contatto e organizzazione. Ma va fatta una profonda riflessione sulla gestione perché, come premesso, se qui da noi si dovesse creare una sede provinciale a Lecco ci sarebbero sicuramente dei problemini non indifferenti…

Altro punto è il collegamento tra base attivisti e Portavoce che non può essere affidata alle chat di WhatsApp. I Portavoce devono essere anche portatori di Formazione oltre che di aggiornamenti sullo stato dei processi parlamentari, regionali o locali. Considerato però l’enorme mole di lavoro che stanno già svolgendo in sedi istituzionali, non si può certo pretendere che rinuncino totalmente al poco tempo libero che rimane loro per dedicarsi ai territori. Auspichiamo la creazione di una figura intermedia non parlamentare che funga da intermediario tra le due istanze.

Per ultimo chiediamo di rivedere la destinazione del taglio degli stipendi dei nostri Portavoce.

Tutte le iniziative locali sono finanziate dagli attivisti e spesso limitate per la loro disponibilità economica. Dato che appare dimostrato che il suddetto taglio devoluto a Fondi Statali non è sicuramente catalizzatore di consensi, auspichiamo una revisione a favore delle iniziative dei gruppi locali.

  • Proposte per il futuro
    • In primo luogo l’approvazione di una nuova legge elettorale proporzionale, con sbarramento e scelta delle preferenze. Imprescindibile!
    • Legge sul Conflitto di Interessi
    • Eliminazione dei finanziamenti a giornali e TV

Questi sono macro temi già “sul piatto” e che vanno ostinatamente raggiunti nel breve-medio termine.

Ne vogliamo però introdurre uno che proporremo nei prossimi incontri:

    • Revisione legislativa delle cosiddette Cooperative Sociali

Sono ormai tantissimi i lavoratori alle dipendenze di questa tipologia di aziende. E quando si parla genericamente di qualità della Sanità Pubblica è doveroso riconoscere che oltre il 90% delle strutture socio-educative, sanitarie (settori psichiatrici ad esempio) e di assistenza domiciliare sono gestite attraverso Cooperative (pseudo) Sociali.

Dette Aziende gestiscono fatturati di decine e decine di milioni di euro giocando sui vari appalti dove solitamente la riduzione dei costi passa attraverso la riduzione economica o dei diritti dei lavoratori.

Molte di esse non hanno ammortizzatori sociali e spesso i lavoratori, nei momenti di crisi economica o di emergenza come quella attuale, si ritrovano inattivi e senza stipendio.

Sinteticamente riteniamo quindi necessarie: una revisione dei meccanismi di appalto, una revisione dei meccanismi retributivi in caso di criticità, una revisione delle agevolazioni in base al fatturato, una revisione del titolo di Cooperativa in base al numero degli associati.

Questi sono i punti che porteremo avanti nelle discussioni programmate in vista degli Stati Generali Nazionali.

Ogni contributo alla discussione sarà ben accetto.

 

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